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22 giu 2026

AUBAC alla Sapienza per il confronto su welfare urbano, città pubblica e diritti

Il Segretario Generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, Marco Casini, è intervenuto presso il Dipartimento di Pianificazione, Design, Tecnologia dell’Architettura della Sapienza Università di Roma nell’ambito del convegno “Welfare urbano, città pubblica, diritti. Una rete di reti materiali e immateriali per la rigenerazione della città contemporanea”. L’iniziativa, promossa sotto la responsabilità scientifica della professoressa Laura Ricci, Coordinatrice del Dottorato PDTA, con il patrocinio della Fondazione Roma Sapienza, ha rappresentato un importante momento di confronto interdisciplinare sul futuro della città pubblica e sulle trasformazioni che stanno ridefinendo il concetto di welfare urbano. Alla sessione “Welfare urbano, città pubblica e diritti. Competenze e Istituzioni”, introdotta dalla professoressa Laura Ricci, hanno preso parte, tra gli altri, Eugenio Gaudio, Presidente della Fondazione Roma Sapienza, Orazio Campo, Commissario Straordinario ATER Comune di Roma, Maurizio Fiasco, sociologo della sicurezza urbana, Paolo Desideri, Francesca Danese, portavoce del Forum Terzo Settore Lazio, Fabio Giglioni, professore di diritto amministrativo, e Natale Di Cola, Segretario Generale CGIL Roma e Lazio, con le conclusioni dell’On. Roberto Morassut.

Nel corso del suo intervento, il Segretario Generale ha richiamato la necessità di leggere il welfare urbano contemporaneo alla luce delle nuove vulnerabilità prodotte dal cambiamento climatico, dalla crescita della popolazione urbana, dall’invecchiamento demografico, dall’obsolescenza delle infrastrutture e dall’impoverimento di una parte della popolazione. Secondo Casini, il rischio climatico non colpisce tutti allo stesso modo: ondate di calore, allagamenti, crisi idriche e interruzioni dei servizi essenziali incidono maggiormente sulle persone più fragili e sui territori più esposti. Per questo l’adattamento climatico non può più essere considerato soltanto una politica ambientale o tecnica, ma deve essere riconosciuto come una componente delle politiche di equità, salute pubblica e protezione dei diritti.

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Marco Casini, Segretario generale AUBAC

"Se aumentano i rischi e diminuisce la capacità privata di difendersi, deve crescere la capacità pubblica della città di proteggere. Ombra, acqua, verde, spazi freschi, prossimità, manutenzione, reti resilienti, edifici efficienti e servizi accessibili non sono più semplici dotazioni urbane: diventano infrastrutture di giustizia sociale".

In questa prospettiva, acqua e suolo assumono un ruolo centrale nel nuovo welfare urbano. La città non può più limitarsi ad allontanare rapidamente l’acqua piovana, ma deve imparare a trattenerla, rallentarla, infiltrarla e accompagnarla. Il suolo permeabile, il verde urbano, le reti di drenaggio, la manutenzione, l’invarianza idraulica e idrologica, le nature-based solutions e i sistemi digitali di conoscenza diventano così componenti essenziali della città pubblica. Un passaggio centrale dell’intervento è stato dedicato all’integrazione tra strumenti urbanistici e pianificazione di bacino. Pianificare la città significa anche tenere conto della pericolosità idraulica e da frana, del reticolo idrografico, delle aree di espansione naturale delle piene, delle falde, dei suoli permeabili e degli spazi necessari all’acqua. Il Segretario Generale ha inoltre richiamato il principio dell’invarianza idraulica e idrologica, secondo cui ogni intervento di trasformazione urbana dovrebbe dimostrare di non aumentare il deflusso verso valle e di non aggravare il rischio esistente. Pavimentazioni permeabili, tetti verdi, sistemi di drenaggio sostenibile, giardini pluviali, cisterne e aree di laminazione non sono quindi accessori progettuali, ma strumenti di qualità urbana e di sicurezza territoriale.

Nel suo intervento, il Segretario Generale ha richiamato anche il concetto di città spugna, intesa come città capace di gestire l’acqua il più possibile nel luogo in cui cade, trattenendola, infiltrandola e riutilizzandola. Non si tratta soltanto di aumentare il verde, ma di ripensare la città come un sistema capace di collaborare con il ciclo naturale dell’acqua. Analoga attenzione è stata dedicata al verde urbano, considerato non come semplice elemento decorativo, ma come infrastruttura viva, capace di produrre ombra, raffrescamento, qualità dell’aria, benessere, biodiversità e gestione delle acque meteoriche. Alberi, parchi e giardini richiedono tuttavia progettazione, manutenzione, monitoraggio e pianificazione lungo l’intero ciclo di vita. La manutenzione è stata indicata come una delle condizioni essenziali della resilienza urbana. Una città più sicura non nasce soltanto dalla realizzazione di nuove opere, ma anche dalla capacità di far funzionare meglio le infrastrutture esistenti: reti idriche, fognature, drenaggio urbano, corsi d’acqua, alberature, spazi pubblici e sistemi digitali di conoscenza costituiscono una grande infrastruttura materiale e immateriale al servizio della città pubblica.

Il confronto ha consentito inoltre di richiamare l’evoluzione degli standard urbanistici. Alla dotazione quantitativa di aree e servizi, propria della città pubblica del Novecento, si affianca oggi la necessità di valutare le prestazioni ambientali, climatiche e sociali degli spazi urbani. Accessibilità, permeabilità, ombreggiamento, manutenzione, sicurezza idraulica e qualità ecologica diventano criteri essenziali per misurare il contributo reale degli spazi pubblici al welfare urbano. In questo quadro, anche la trasformazione digitale può offrire un contributo decisivo. GIS, WebGIS, monitoraggio satellitare, modelli predittivi e Digital Twin consentono di individuare i territori più vulnerabili, sovrapporre dati ambientali e sociali e orientare meglio le decisioni pubbliche. La tecnologia, tuttavia, è utile solo se consente di decidere in modo più efficace, trasparente ed equo, indirizzando risorse e interventi verso i luoghi e le comunità più esposti.

L’intervento di AUBAC si inserisce nel percorso di rafforzamento della conoscenza, della pianificazione e della governance integrata del territorio, con l’obiettivo di promuovere città e territori più sicuri, resilienti e capaci di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico. Il diritto alla città comprende oggi anche il diritto a vivere in contesti urbani capaci di proteggere, assorbire, adattarsi, connettere, curare e rigenerare.